DIGITALIZZAZIONE AZIENDALE DELLE PMI: VOUCHER PER L’INNOVAZIONE

Con l’avvento della quarta rivoluzione industriale e dell’economia 4.0, le imprese si trovano ad affrontare una fase di transizione senza precedenti, caratterizzata dalla convergenza di tecnologie avanzate, che impone loro di riconsiderare i modelli di business e gli assetti organizzativi per poter competere sul mercato globale e cogliere i vantaggi derivanti dalla trasformazione digitale.

TUTTO SUL VOUCHER PER L’INNOVAZIONE

A tal proposito, il programma di Governo ha affrontato esplicitamente il concetto di impresa 4.0, dichiarando di voler potenziare e implementare interventi a favore delle piccole e medie imprese. Tra le misure introdotte dalla manovra 2019 troviamo il voucher per l’Innovation Manager, un contributo a fondo perduto per le PMI che vogliano avvalersi di un consulente esterno per avviare processi di innovazione tecnologica e trasformazione digitale. La misura è stata portata avanti attraverso il Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 7 maggio 2019 e il Decreto direttoriale del 29 luglio 2019, all’interno del vademecum sugli incentivi per le imprese, sotto la voce “voucher per consulenza in innovazione”.

Il valore del voucher destinato alle micro e piccole imprese per il processo di digitalizzazione è pari al 50% dei costi sostenuti per un massimo di 40.000 euro; per le medie imprese, invece, è pari al 30% dei costi sostenuti per un massimo di 25.000 euro. Infine, per le reti di imprese, è pari al 50% dei costi sostenuti per un massimo di 80.000 euro.

Le spese ammissibili devono far riferimento al compenso destinato al manager dell’innovazione per le prestazioni rese all’azienda, con un contratto di consulenza di durata non inferiore a nove mesi. All’interno delle spese bisognerà includere almeno una tecnologia abilitante, tra le quali i sistemi di realtà virtuale e realtà aumentata, lo sviluppo digitale dei processi aziendali, le tecnologie per l’intelligenza artificiale, l’internet delle cose, la robotica avanzata e l’informatica basata su cloud.

INDUSTRIA 4.0 E DIGITALIZZAZIONE AZIENDALE

L’innovation manager è dunque una figura qualificata, iscritta in un apposito albo istituito dal MiSE. Ha il compito di accompagnare le PMI nel processo di trasformazione digitale e nell’ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi, favorendo la crescita delle attività produttive attraverso la ricerca e la gestione di soluzioni legate all’industria 4.0.

A partire dal 7 novembre le imprese e le reti d’impresa potranno avviare la compilazione della domanda per richiedere il voucher per l’Innovation Manager. Domanda che potrà poi essere inviata a partire dal 3 dicembre. Più specificamente, per beneficiare del voucher le imprese dovranno seguire tre fasi:

  • Verifica preliminare dei requisiti di accesso, attraverso una specifica richiesta inviata tramite PEC a partire dal 31 ottobre;
  • Compilazione della domanda dal 7 al 26 novembre 2019;
  • Invio della domanda di accesso alle agevolazioni, a partire dal 3 dicembre 2019. Seguirà una fase istruttoria nella quale le domande verranno ammesse sulla base dell’ordine cronologico di presentazione e finanziate fino ad esaurimento dei fondi disponibili.

Si tratta quindi di un’occasione importante per le imprese italiane, che potrebbe incidere significativamente sui risultati economici, sulla produttività e sulla sostenibilità aziendale, considerando che la crescita lenta dell’Italia è attribuibile prima di tutto ad un’energia di sistema notevolmente inferiore a quella degli altri paesi europei. L’innovazione tecnologica non può essere efficace senza un ammodernamento nei sistemi gestionali e la strada verso il nuovo paradigma manageriale va sostenuta portando avanti il processo di trasformazione diffusa su tutti i livelli, favorendo un ecosistema in cui ciascun elemento risulti fondamentale per l’innovazione.

LA DIGITALIZZAZIONE AZIENDALE DELLE PMI IN ITALIA: RINNOVARE LE COMPETENZE

Le PMI italiane sono indietro rispetto ai grandi modelli di business, con qualche eccezione d’eccellenza delle più grandi aziende. Ma se da una parte queste portano avanti il mercato, dall’altra fanno notare maggiormente il distacco tra esse e le PMI che sono ancora indietro. Sarebbe fondamentale avviare una seconda fase dell’industria 4.0 per le imprese di ogni dimensione, anche e soprattutto le più piccole, per generare una sorta di effetto a catena partendo dalle grandi aziende come modello di riferimento. La condivisione dei casi e delle esperienze di successo favoriscono la crescita culturale delle PMI e diffondono una concreta consapevolezza sulle opportunità di quella che possiamo definire come la rivoluzione industriale.

È così che entrano in gioco università, incubatori, consulenti, agenzie per il lavoro e associazioni territoriali. Ad attribuire valore alla rivoluzione 4.0 sono l’investimento in tecnologia, l’integrazione delle informazioni e il rinnovamento delle competenze tecnico-operative. Una maggiore consapevolezza manageriale è utile al fine di sfruttare l’enorme quantità di opportunità economiche, visto che spesso le azioni sviluppate dalle imprese riguardano gli ambiti della produzione e dalla direzione IT, mentre la direzione HR rimane ai margini del processo di cambiamento.

PMI in Italia: spinte e ostacoli

Le aziende italiane non sembrano granché propense verso il digitale. Più della metà delle PMI investe meno dell’1% del proprio fatturato in progetti di digitalizzazione e un’azienda su tre ha ancora tra le priorità la sola digitalizzazione dei processi interni.

Tra gli imput o le spinte che contribuiscono a favorire la digitalizzazione dei processi aziendali ci sono sicuramente la ricerca di efficienza e la facilità d’uso. Al contrario, tra gli ostacoli o le barriere troviamo la resistenza al cambiamento e la carenza di competenze digitali.

In base alle dimensioni dell’azienda, le ragioni che spingono un’impresa alla digitalizzazione aziendale possono variare. Le grandi aziende possono avere motivazioni come la ricerca di efficienza a breve termine, la necessità di restare competitivi sul mercato o di risolvere problemi fortemente percepiti. Le PMI, invece, di solito sono caratterizzate da competenze digitali meno diffuse e budget più contenuti, quindi in questi casi diventano più importanti la facilità d’uso della soluzione e la spinta normativa.

Il principale ostacolo relativo all’introduzione dei progetti di digitalizzazione delle imprese per un miglioramento aziendale, invece, sono le resistenze al cambiamento da parte del personale interno, barriera presente sia nelle grandi aziende che nelle PMI. Le grandi aziende in particolare manifestano una difficoltà dovuta all’eterogeneità delle procedure operative di Clienti e/o fornitori.

Per tutti i dettagli clicca qui sulla nostra scheda.

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